Nel cuore verde e silenzioso del Parco Regionale dei Colli Euganei, a Cinto Euganeo, la viticoltura non è solo produzione, ma presidio di un paesaggio vulcanico unico. Qui, la famiglia Turetta custodisce dal 1997 una tradizione che affonda le radici nella memoria contadina locale, trasformando uve autoctone in vini che sanno di terra e di storia. Il Fondo Turetta non è una bottiglia che cerca di stupire con effetti speciali o tecnologie invasive; è un vino che rivendica la sua natura di “pane quotidiano”, un compagno fidato che riporta in auge il metodo ancestrale della rifermentazione in bottiglia. Stefano Turetta, proprietario e custode di questi 25 ettari, ha scelto di seguire la strada della trasparenza: quello che c’è nel vigneto finisce nel calice, senza trucchi.

La protagonista indiscussa di questa etichetta è la Serprina (100%), il nome antico e nobile con cui in queste zone si chiama la Glera. Ma dimenticate il Prosecco che conoscete: qui il suolo vulcanico di Cinto Euganeo cambia le carte in tavola. La mineralità ferrosa e salina della trachite e del calcare euganeo conferisce al vino una spina dorsale nervosa e sapida che lo distingue nettamente dai cugini trevigiani. L’annata 2024, vendemmiata a settembre, si traduce in un vino dalla gradazione alcolica incredibilmente attuale: 11%. In un’epoca di vini muscolari e alcolici, questo dato è una benedizione che garantisce una beva scattante, leggera e dissetante, perfetta per la tavola di ogni giorno.
La tecnica di vinificazione è dichiarata con orgoglio nel nome stesso: “Fondo”. Dopo una prima fermentazione, il vino viene imbottigliato e lasciato rifermentare spontaneamente, maturando “sui lieviti” (col fondo) per mesi direttamente nel vetro. Non c’è sboccatura, non c’è filtrazione spinta. Versando il Fondo Turetta, ci si trova davanti a un colore giallo paglierino velato, vivo e opalescente. Al naso, la semplicità si fa complessità: le note fragranti di lievito e crosta di pane si fondono con il sentore fruttato di mela verde e fiori di campo tipici della Serprina, chiudendo con un tocco agrumato e minerale. In bocca è asciutto, croccante, con una bollicina rustica ma piacevole che pulisce il palato e invoglia al riassaggio.
Con il Fondo Turetta, la cantina Cà Bianca ci offre un sorso di verità euganea. È il vino della “merenda” veneta per eccellenza, quello che non teme l’abbinamento con sopressa e formaggi, ma che sa stare in tavola anche con una frittura di pesce o un risotto alle erbe spontanee. Bere questo 2024 significa assaporare la vitalità di un territorio che non ha bisogno di urlare per farsi sentire, ma che sussurra la sua eleganza vulcanica attraverso la semplicità di un metodo antico.


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