Tenuta Gambalonga – Lavico – 2023

Ci sono nomi che non hanno bisogno di spiegazioni perché contengono già tutto il destino di un vino. Lavico è una parola che scotta, che evoca immediatamente il fuoco, la pietra fusa e la potenza sotterranea dei Colli Euganei. A Cinto Euganeo, dove la terra racconta storie di eruzioni antiche e mari scomparsi, la Tenuta Gambalonga ha deciso di imbottigliare l’essenza stessa del vulcano. Emanuele Gambalonga, alla guida di questa realtà fondata nel 1998, non si limita a fare il vignaiolo, ma agisce come un interprete di quel suolo complesso su cui coltiva i suoi 15 ettari. Il logo stesso della cantina, una splendida ammonite stilizzata, ci ricorda che prima del vulcano qui c’era l’oceano, e che le radici delle viti oggi affondano in un intreccio millenario di fossili marini e rocce magmatiche.

L’annata 2023 di questo “Vino Frizzante” vede protagonista assoluta la Serprina (100%), l’uva che altrove chiamano Glera ma che qui, su queste pendenze, acquista un timbro sapido inconfondibile. La scelta tecnica ricade sul “metodo ancestrale”, una pratica che rifiuta la tecnologia sterile dell’autoclave per abbracciare la rifermentazione spontanea in bottiglia. Sull’etichetta campeggia un rombo scuro con la scritta “non filtrato”: è un avvertimento e una promessa. Significa che il vino non è stato spogliato della sua parte più viva, ma conserva i lieviti e le particelle che gli donano longevità e struttura.

Il dato analitico più interessante è quel grado alcolico dell’11%, figlio di una vendemmia settembrina che ha cercato la freschezza acida prima della potenza zuccherina. Questa leggerezza alcolica rende il Lavico un vino dalla beva compulsiva, “pericoloso” nella sua facilità. Versato nel calice, si presenta torbido, con una spuma briosa che porta al naso sentori di pietra focaia, agrumi amari e quella nota di panificazione tipica dei lieviti indigeni. In bocca è elettrico: la sapidità minerale del suolo vulcanico si fonde con la cremosità del fondo, creando un sorso che asciuga e disseta, perfetto per sgrassare i salumi della tradizione veneta.

Daniele Stenico, l’enologo che firma questa bottiglia, ha lavorato per sottrazione, lasciando che fosse il territorio a parlare. Bere il Lavico 2023 significa fare un viaggio al centro della terra euganea, riscoprendo che la vera eleganza non sta nella limpidezza visiva, ma nella purezza del sapore. È un vino fossile e vivo allo stesso tempo, un paradosso liquido che si risolve solo bevendolo.



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