🇬🇧 English text at the bottom 🇬🇧
Le vie d’acqua fluviali hanno rappresentato per secoli le principali arterie del commercio e dello sviluppo agricolo, tracciando rotte essenziali per l’economia strutturale ben prima dell’avvento delle moderne infrastrutture viarie. Lungo questi corsi d’acqua le popolazioni hanno scambiato beni e colture, all’interno di un ecosistema in cui il terreno alluvionale ha definito e circoscritto l’identità produttiva di intere aree geografiche. Proprio lungo il fiume Bacchiglione, nel comune padovano di Bovolenta, sorge un progetto vitivinicolo che recupera e attualizza questa precisa memoria storica e geomorfologica attraverso un rigoroso approccio agronomico.
Asja Rigato, studentessa di enologia a partire dal 2014 e prima generazione della sua famiglia a intraprendere la strada della vinificazione professionale, ha fondato la sua azienda su una superficie vitata di 5 ettari, di cui una porzione è attualmente destinata alla produzione di circa 20.000 bottiglie annue. Partendo dalla sola vigna di famiglia e scontrandosi inizialmente con il divario tra la nozionistica accademica e la pratica effettiva di cantina, la produttrice ha iniziato a sperimentare autonomamente le lavorazioni delle uve locali. Il centro nevralgico dell’intero progetto, avviato in modo ufficiale con la prima vendemmia nel 2019 in seguito a un periodo di formazione all’estero, è il Friularo, vitigno autoctono di cui il comune di Bovolenta rappresenta l’estremo limite settentrionale all’interno del disciplinare della denominazione Bagnoli.
Sul piano squisitamente ampelografico, il Friularo costituisce un biotipo del Raboso del Piave, palesandosi come un clone che, nel corso delle epoche, si è perfettamente adattato alle peculiari condizioni pedoclimatiche della bassa padovana. A differenza dei suoli trevigiani caratterizzati da un’alta percentuale di ciottoli e argilla, la matrice del terreno in questa specifica area è prevalentemente sabbiosa. Questa marcata scioltezza del suolo influisce in modo determinante e misurabile sul profilo chimico dei vini, i quali risultano meno strutturati e meno concentrati sul piano estrattivo, ma provvisti di una spiccata e intensa spinta olfattiva. Al fine di gestire la naturale vigoria e la vasta generosità vegetativa di questo particolare vitigno, l’azienda sperimenta costantemente sistemi di allevamento specifici, adottando la spalliera associata a un’alta densità d’impianto, con lo scopo di innescare una forte competizione radicale tra le piante e domare le rese produttive. L’uva vanta una versatilità tecnica che la produttrice paragona senza remore a quella del Pinot Nero, prestandosi a essere declinata in basi spumante, vini bianchi, rosati e rossi.
Storicamente il Friularo veniva lavorato con tecniche di appassimento e lunghi affinamenti in legno. I documenti contabili risalenti all’epoca di Marco Polo, intorno al 1400, riportano che questo vino veniva imbarcato sul Bacchiglione per giungere alla Serenissima, diventando il bene agricolo di maggior valore da scambiare con seta e spezie sulle rotte navali. L’enorme pregio commerciale derivava dal pH molto basso e dall’altissima acidità naturale, parametri che lo rendevano inattaccabile dai batteri e capace di sopportare i prolungati viaggi marittimi senza subire acetificazione. Nel contesto odierno, questa medesima impalcatura acida permette alla cantina di operare con un metodo a bassissimo intervento, proteggendo la materia prima e agevolando l’impiego esclusivo di lieviti indigeni e fermentazioni spontanee.
Dopo la visita del vigneto e della cantina, si è passati alla degustazione. Questa è iniziata con il Raboseo 2024, un rosato frizzante elaborato tramite pressatura diretta del diraspato per l’estrazione del solo mosto fiore. Dopo 6 mesi di stazionamento in acciaio, la massa rifermenta in bottiglia e non subisce alcuna procedura di sboccatura, sviluppando una marcata impronta agrumata, una notevole spinta verticale e una bevibilità fluida, necessitando di essere servito limpido senza scuotere il sedimento. Subito dopo, il Salsoerica 2024 ha mostrato un colore rosso amaranto, in veste di vino frizzante col fondo derivante dall’assemblaggio di una frazione del 50 percento di mosto rosato e una restante quota del 50 percento di uva lavorata in macerazione carbonica. Al naso sono emerse chiare e nette speziature riconducibili alla cannella e ai fiori di garofano. L’indagine si è quindi spostata sul Leiriope 2020, un vino che attinge il nome dalla figura mitologica della ninfa del bosco. Derivato da una macerazione carbonica condotta a grappolo intero e da 12 mesi di passaggio in tonneau di rovere francese di recupero, il calice ha sprigionato sentori legati al sottobosco, funghi e muschio, affiancati da una volatile presente in grado di sottolinearne i tratti marcatamente agresti.
L’apice (apparente) della giornata è stato toccato con il Bagnoli Friularo 2020. La versione di Asja Rigato si ottiene dall’assemblaggio di tre masse vinificate in maniera del tutto differente: il 33 percento subisce macerazione carbonica, il 33 percento affronta una macerazione tradizionale estesa per oltre 60 giorni, mentre la porzione rimanente deriva da uve appassite in cassetta per 45 giorni all’interno di un fruttaio privo di ventilazione forzata, raggiungendo un calo ponderale idrico del 35 percento. Lasciato maturare per 24 mesi mediante l’utilizzo combinato di barrique e tonneau, e sottoposto a successivi 24 mesi di riposo in vetro, il vino ha mostrato un’assoluta pulizia olfattiva unita a una nitida evoluzione terziaria.
Il panel si è concluso con l’apertura fuori programma di un Friularo dell’annata 2019 (vero apice della degustazione), fornendo una documentazione tangibile di un percorso aziendale in continuo divenire, in cui la sperimentazione diretta e lo studio sistematico dei terreni sabbiosi si concretizzano in una linea produttiva coerente e strettamente radicata al bacino idrografico del Bacchiglione.
🇬🇧 English version 🇬🇧
The ancient waterways and the sandy rebirth of Friularo in Bovolenta

Fluvial waterways have represented for centuries the main arteries of trade and agricultural development, tracing essential routes for the structural economy well before the advent of modern road infrastructures. Along these watercourses, populations exchanged goods and crops, within an ecosystem where the alluvial soil defined and circumscribed the productive identity of entire geographical areas. Right along the Bacchiglione river, in the Paduan municipality of Bovolenta, lies a wine project that recovers and modernizes this precise historical and geomorphological memory through a rigorous agronomic approach. Asja Rigato, an enology student since 2014 and the first generation of her family to undertake professional winemaking, founded her company on a vineyard area of 5 hectares, a portion of which is currently destined for the production of about 20000 bottles per year. Starting only with the family vineyard and initially clashing with the gap between academic notions and actual cellar practice, the producer began to autonomously experiment with the processing of local grapes. The nerve center of the entire project, officially launched with the first harvest in 2019 following a training period abroad, is Friularo, a native grape variety of which the municipality of Bovolenta represents the extreme northern limit within the regulations of the Bagnoli appellation.
On a strictly ampelographic level, Friularo is a biotype of Raboso del Piave, revealing itself as a clone that over the eras has perfectly adapted to the peculiar soil and climatic conditions of the lower Paduan area. Unlike the Treviso soils characterized by a high percentage of pebbles and clay, the soil matrix in this specific area is predominantly sandy. This marked looseness of the soil decisively and measurably influences the chemical profile of the wines, which are less structured and less concentrated in terms of extraction, but provided with a strong and intense olfactory drive. In order to manage the natural vigor and vast vegetative generosity of this particular vine, the company constantly experiments with specific training systems, adopting the espalier associated with a high planting density, with the aim of triggering strong root competition between the plants and taming the productive yields. The grape boasts a technical versatility that the producer unhesitatingly compares to that of Pinot Noir, lending itself to being declined into sparkling bases, white, rosé, and red wines. Historically, Friularo was processed using drying techniques and long aging in wood. Accounting documents dating back to the era of Marco Polo, around 1400, report that this wine was loaded onto the Bacchiglione to reach the Serenissima, becoming the most valuable agricultural asset to be exchanged for silk and spices on the naval routes. The enormous commercial value derived from the very low pH and the extremely high natural acidity, parameters that made it unassailable by bacteria and capable of enduring prolonged maritime journeys without undergoing acetification. In today’s context, this same acidic framework allows the winery to operate with a very low-intervention method, protecting the raw material and facilitating the exclusive use of indigenous yeasts and spontaneous fermentations.
On Saturday, October 3, 2026, the Padua delegation of the Italian Sommelier Association analyzed the vineyards to analytically explore the production line, which is currently divided into 7 references. The organoleptic analysis session began with Raboseo 2024, a sparkling rosé elaborated by direct pressing of destemmed grapes for the extraction of free-run juice only. After 6 months of resting in steel, the mass referments in the bottle and does not undergo any disgorgement procedure, developing a marked citrus imprint, a notable vertical drive, and a fluid drinkability, needing to be served clear without shaking the sediment. Immediately after, Salsoerica 2024 showed an amaranth red color, in the guise of a sparkling wine on the lees deriving from the assembly of a 50 percent fraction of rosé must and a remaining 50 percent share of grapes processed in carbonic maceration. On the nose, clear and distinct spices attributable to cinnamon and carnation flowers emerged. The investigation then moved to Leiriope 2020, a wine that draws its name from the mythological figure of the wood nymph. Derived from a carbonic maceration conducted with whole bunches and from 12 months of passage in recovered French oak tonneaux, the glass released scents linked to the undergrowth, mushrooms, and moss, flanked by a present volatile acidity capable of underlining its markedly rustic traits.
The technical apex of the study day was reached with the Bagnoli Friularo 2020. This product is obtained by assembling three masses vinified in completely different ways: 33 percent undergoes carbonic maceration, 33 percent faces a traditional maceration extended for over 60 days, while the remaining portion derives from grapes dried in crates for 45 days inside a fruit drying room devoid of forced ventilation, reaching a water weight loss of 35 percent. Left to mature for 24 months through the combined use of barriques and tonneaux, and subjected to a subsequent 24 months of resting in glass, the wine showed absolute olfactory cleanliness combined with a clear tertiary evolution. The panel concluded with the unscheduled opening of a Friularo from the 2019 vintage, providing tangible documentation of a continuously evolving company path, where direct experimentation and the systematic study of sandy soils materialize in a coherent production line strictly rooted in the Bacchiglione river basin.


Lascia un commento