Vedremo oggi, l’ultimo dei vitigni autoctoni calabresi del nostro percorso. Il Moscato di Alessandria, universalmente noto come Zibibbo, è un membro della vasta famiglia dei Moscati, con una storia di diffusione nel bacino del Mediterraneo che risale all’antichità. È considerato equivalente ad altre varietà coltivate nel basso Mediterraneo, come il Moscatel de Malaga, il Muscat Gordo Blanco e il Salamanna.

Etimologia e Storia: L’etimologia del nome “Zibibbo” è probabilmente da ricondurre al termine arabo zabib, che significa “uva passa”, evidenziando la sua eccezionale attitudine all’appassimento. Sebbene molto diffuso nel Trapanese e sull’isola di Pantelleria, in Calabria è presente nell’area del Vibonese, tra Pizzo Calabro e Francavilla Angitola, dove la tradizione narra sia giunto nel XIV secolo grazie ai monaci Basiliani. Il grappolo è grosso, leggermente allungato, di forma conico-piramidale, alato e con una compattezza che varia da mediamente compatta a tendente allo spargola. L’acino è grande, con una forma sub-rotonda tendente all’ovoide. La buccia è spessa, consistente, pruinosa e di colore verde giallastro. La polpa è soda e succosa. Lo Zibibbo si adatta a forme di allevamento poco espanse, in particolare l’alberello o il cordone speronato. La raccolta può avvenire già verso la metà di agosto, in anticipo rispetto a molti altri vitigni.
Non ci lasciate, a breve vi proporremo la prosecuzione del nostro percorso sulla Calabria, con un’analisi dei principali vini autoctoni della Regione, per continuare il nostro Momento diVino.


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