Giacomo Bertolli afferma che l’azienda Tenuta Sant’Antonio è un ponte di collegamento e di identità tra i due territori più importanti del Veneto: la Valpolicella e il Soave. L’azienda è guidata dai quattro fratelli Castagnedi: Armando (mercato estero), Tiziano (mercato italiano), Paolo (enologo) e Massimo (curatore del vigneto).

Storia, Origini e La Nascita di un’Identità
I fratelli Castagnedi sono nati e cresciuti nella valle di Illasi, nell’area della Garganega. La loro scelta coraggiosa di mettersi in proprio nacque più di trent’anni fa, quando visitarono un’azienda all’apice della collina tra Marcellise e Mezzane. La decisione di reagire al basso prezzo delle uve, che nel 1995 costavano appena 200 lire al kg, fu la scintilla che portò alla fondazione del marchio.
Il padre, Antonio, una figura di spicco della cooperativa dei conferitori, non fu inizialmente esaltato dall’idea di allontanarsi dal percorso cooperativo portata avanti dai figli.
L’azienda fu intitolata a Sant’Antonio, in onore sia del padre (che si chiamava Antonio), sia di un capitello distrutto che rappresentava il santo e si trovava la zona detta di “monti garbi”. Monti garbi è l’appellativo dato ai terreni sterili e poveri della zona. I fratelli Castagnedi investirono nell’acquisto di una delle prime macchine Raucedo per impiantare le barbatelle. Così, ispirati anche dalla gestione vitivinicola di territori come la Toscana, vollero impiantare le loro viti.
Oggi, la realtà ha 150 ettari di vigneto, di cui il 70% nella Valpolicella orientale (terreno calcareo che conferisce sentori speziati) e il 30% nel Soave occidentale (terreno di origini vulcaniche, foriero di grande mineralità). L’azienda produce circa 2 milioni di bottiglie.

I vitigni includono i rossi (Corvina, Corvinone, Rondinella, Oseleta, Croatina e Cabernet Sauvignon) e i bianchi (Garganega, Trebbiano e Chardonnay). Il Corvinone sopporta bene l’appassimento, mentre l’Oseleta è molto tannica, fondamentale per l’affinamento in botte.
I VINI BIANCHI: SOAVE MONTE CERIANI (100% GARGANEGA)
Il Monte Ceriani è un cru da terreni vulcanici. La vinificazione prevede due ore di macerazione a freddo e affinamento di 6 mesi in acciaio a basse temperature, con lieviti selezionati.

Monte Ceriani 2023: Questa annata di identità classica si presenta paglierino tendente al verdolino. Nonostante una maturazione avvenuta in un clima caldo, il vino mantiene un sorso morbido, fresco ed elegante. Offre grandi sentori floreali (zagara), agrumati e citricità, con una chiusura mandorlata e amaricante, provando l’efficacia dei terreni vulcanici nel mitigare il calore.

Monte Ceriani 2021: Considerata un’annata molto buona per i bianchi, le condizioni climatiche hanno permesso una maturazione equilibrata. Il colore è paglierino tendente al dorato. È un trionfo di frutta gialla e cedro, anice e bergamotto. La sua buona acidità e sapidità bilanciate riflettono l’equilibrio termico dell’annata, sebbene il clima caldo conferisca una nota sulfurea più marcata.

Monte Ceriani 2019: Il colore dorato è intenso. Il naso è complesso, con sentori balsamici, zafferano e persino idrocarburi, tipici dell’evoluzione della Garganega. L’acidità, filo conduttore in tutte le annate, in questo caso ha giovato di un periodo di vendemmia fresco che ha preservato la tensione del vino.

Monte Ceriani 2018: Colore dorato tendente all’ambrato. Le componenti terziarie (fiori maturi, miele di castagno) si evolvono in maniera armonica, riflettendo un’annata con una fase finale di maturazione ottimale e una buona escursione termica.
La degustazione del Monte Ceriani evidenzia un chiaro arco evolutivo dominato dalla tensione acida tipica della Garganega su terreni vulcanici. Il 2023 incarna la freschezza e la pulizia della gioventù, con profumi primari di zagara e agrumi. Le annate intermedie, come il 2021, mostrano un equilibrio tra frutto e acidità che le rende complesse ma bevibili, con il calore climatico che apporta un accenno solforoso e note di frutta gialla più mature. Il 2019 e il 2018 sono la prova del potenziale di invecchiamento del Soave: il colore si intensifica verso il dorato/ambrato, mentre il profilo aromatico vira verso note terziarie come idrocarburi, zafferano e miele di castagno. L’acidità resta il motore portante che assicura la struttura a tutti i vini.
I VINI ROSSI: AMARONE LILIUM EST RISERVA DOCG
Il Lilium Est è l’Amarone Riserva di punta. L’appassimento (circa 3 mesi) e il lungo affinamento (3 anni in barrique nuove, 4 anni in bottiglia) ne definiscono la struttura e la longevità.

Lilium 2015: Decisamente il più fresco e fruttato. L’annata è stata straordinaria grazie a un’estate calda e secca ma, crucialmente, le notti fresche (ottima escursione termica) hanno garantito una perfetta maturazione fenolica e l’acidità necessaria alla longevità. Il vino, pur essendo caldo e avvolgente, ha note ematiche, frutti di bosco e tamarindo. Il tannino è deciso, ma bilanciato da una buona spalla acida.

Lilium 2012: L’annata è stata caratterizzata da un inverno mite e un’estate con alte temperature e scarsa piovosità (stress idrico). Nonostante ciò, il vino si presenta come un trionfo del sottobosco ed è estremamente elegante, un risultato ottenuto grazie alla capacità del Corvinone di resistere alla siccità e al sapiente utilizzo dell’appassimento. Offre note di frutta matura e spezie.

Lilium 2010: L’annata è stata tra le più fresche del decennio, con un inverno freddo e temperature estive sotto la media. Queste condizioni hanno favorito una lenta maturazione e un ottimo accumulo di antociani. Il vino riflette questa acidità: il tannino è ancora leggermente presente e la potenza pungente. Ha ottenuto la Platinum di Merano. Offre note balsamiche, ciliegia matura, prugna, con sentori terziari di cacao e tabacco da pipa.

Lilium 2004: La prima annata prodotta. Questa annata è stata molto calda (specie l’estate), rendendo cruciale la ventilazione per completare l’appassimento senza decadimento. Il vino, sebbene non abbia la freschezza del 2010 o 2015, offre note complesse e pienamente terziarie di tamarindo, grafite, cuoio, cioccolata e tabacco, tipiche di una maturazione accelerata e di una lunga evoluzione in bottiglia. Si tratta di un vino eccellente, e di una esperienza unica, anche in senso letterale. Rimangono, infatti, solo 8 bottiglie di questa travolgente annata.
La verticale dell’Amarone Lilium Est è un affascinante studio sull’impatto del clima sulla struttura e la longevità di un vino da appassimento. Le annate si dividono nettamente tra quelle più fresche e quelle più calde.
Le annate fresche come il 2015 e, soprattutto, il 2010, dimostrano come le temperature più basse abbiano preservato un’acidità eccezionale. Il 2010 è il più teso e potente, con un tannino ancora pungente e una grande proiezione balsamica. Il 2015 bilancia la freschezza con la ricchezza del frutto, mostrando un’armonia superiore grazie alle ideali escursioni termiche estive.
Al contrario, le annate più calde come il 2012 (stress idrico) e il 2004 (estate molto calda) hanno generato vini più eleganti e (anche) precocemente complessi. Il 2012 è dominato dal sottobosco e dalla frutta matura, mentre il 2004, in quanto prima annata, mostra un profilo più terziario e complesso (cuoio, cioccolata, tabacco), tipico di una maturazione accelerata ma ben gestita in appassimento. L’Oseleta e il Corvinone si rivelano cruciali, contribuendo con struttura e resistenza alla siccità in tutte le annate.
Trent’anni di Viticoltura Eroica e Visione 🥂
La storia di Tenuta Sant’Antonio non è solo la storia di una cantina, ma il manifesto di una visione imprenditoriale che, partendo dalla crisi del prezzo delle uve nel 1995, ha saputo trasformare i “Monti Garbi” – i terreni poveri e ostili – in un patrimonio di eccellenza. La tenacia dei quattro fratelli Castagnedi ha creato un ponte unico che unisce, nel nome della qualità, la mineralità vulcanica del Soave alla potenza del calcareo della Valpolicella.
Le degustazioni verticali hanno dimostrato che l’azienda eccelle nel catturare l’impronta esatta di ogni annata, esaltando la longevità di entrambi i terroir:
- Il Soave come Campione di Longevità: Il Monte Ceriani dimostra il potenziale evolutivo della Garganega. Il passaggio dal 2023 (freschezza primaria) al 2018 (note di idrocarburi e miele) conferma che, grazie ai suoli vulcanici e alla sapiente gestione dell’acidità, il Soave di Tenuta Sant’Antonio si pone come un bianco da invecchiamento di riferimento.
- L’Amarone tra Potenza e Freschezza: La verticale del Lilium Est ha evidenziato come le annate più fresche (come il 2010 e il 2015) riescano a integrare la potenza estrattiva tipica dell’appassimento con un’acidità eccezionale, assicurando al vino un futuro decennale. L’utilizzo di vitigni come l’Oseleta e il Corvinone si rivela cruciale per garantire struttura e resilienza anche nelle annate più calde.
Dopo trent’anni, l’eredità di Sant’Antonio è viva. La scelta iniziale di investire in nuove tecnologie e la successiva creazione delle linee innovative Télos e Scaia mostrano una dinamicità che va oltre il rispetto della tradizione. L’azienda ha saputo onorare le radici paterne e del territorio, proiettando al contempo la Valpolicella e il Soave verso un futuro di qualità estrema e sostenibilità, cementando il proprio ruolo come punto di riferimento nel panorama enologico italiano.


Rispondi