Special Tasting: Solaria Jonica 1959

Il lavoro di Maurizio Pandolfi ha riaperto un capitolo fondamentale dell’enologia italiana, celebrando una realtà anomala nel mondo del vino: la Cantina Antonio Ferrari. Pandolfi, famoso in tutta Italia e attivo con contenuti divulgativi su YouTube (lavoro che ha consolidato il suo rapporto con la realtà di Ferrari, ça va sans dire), è stato l’artefice della riscoperta di questo vino leggendario. Le bottiglie, provenienti direttamente dalle cantine e avvolte nei giornali dal figlio Umberto, raccontano la storia del fondatore, Antonio Ferrari, nato nel 1913 e scomparso nel 2003.

Questo viaggio a ritroso ci porta al 1959 e anche prima. Antonio Ferrari, nato a Galliate (Novara), era un autodidatta totale in campo enologico. Nonostante avesse imparato il mestiere in una cantina del Novarese dominata dal nebbiolo, era attratto in modo irresistibile dalla Puglia. All’epoca, prima metà del Novecento, le uve del Sud erano relegate a semplici “vini da taglio” per dare struttura e colore ai rossi settentrionali. Ferrari, tuttavia, vedeva in esse una potenzialità intrinseca che andava preservata.

Non possedendo vigne proprie, Ferrari acquistava le uve da conferitori selezionati, ed ottenne l’autorizzazione a vendere vino in fiaschi già nel 1936. Si recava spesso al Sud, prevalentemente tra Torricella e Maruggio, appena sotto Manduria, per selezionare le migliori uve. Per garantire l’eccellenza, istruiva i produttori, come il Barone Bardoscia, a diradare i grappoli, raddoppiando addirittura il prezzo pagato ai contadini: una mossa audace che premiava la qualità. Fu così che sviluppò il vino da tavola Torricella, da vigne centenarie, e in quattro annate specifiche decise di trattenere il meglio: il 1949 (“Il ’49 di Antonio Ferrari”), il 1954 (“Il Barone”), il 1959 (“La Solaria Jonica”) e il 1978 (“La Canestra”).

L’annata 1959 fu caratterizzata da una delle estati più calde del secolo. Ferrari voleva la surmaturazione delle uve. Nonostante il rischio di pioggia alla vigilia del giorno fissato per la raccolta, decise di vendemmiare comunque. Per proteggere il raccolto, fece dormire i contadini in un capanno e vegliò lui stesso dalla sua Fiat 1100. Non piovve. Alle 6 del mattino, la vendemmia ebbe inizio.

Furono raccolti, in tutto, due cassoni di OM Lupetto (vedi foto), di Primitivo. Le uve furono inviate a Galliate (1200 km), con Ferrari che arrivò due giorni dopo, in quanto colpito da insolazione durante la raccolta. Il figlio quindicenne, Umberto, fu incaricato di iniziare la pigiatura. A causa della dolcezza e concentrazione estrema delle uve surmature, il tradizionale torchio non era sufficiente: si dovette ricorrere alla pigiatura a piedi.

La fermentazione fu lunghissima per l’alto contenuto zuccherino, richiedendo il raffreddamento con sacchi di acqua gelida, che lui stesso, durante la notte, portava in cantina. Il vino fu posto in botti di ciliegio sino al 1961, per poi essere trasferito in vasche di cemento con l’obiettivo di preservare una delle sue “annate clamorose”. Lì rimase sino alla fine degli anni Novanta. Antonio scoprì che il vino era pronto solo in occasione del matrimonio della figlia più piccola, quasi quarant’anni dopo la vendemmia.

Il Solaria Jonica 1959, formalmente un “rosso da tavola”, è un Primitivo da surmaturazione di eccezionale longevità (con 13,5 % vol.). La degustazione a 66 anni dalla vendemmia rivela pura storia liquida:

  • Aspetto: Il colore è granato impenetrabile e vivace, alla stregua del caffè, con riflessi aranciati e una consistenza oleosa che ne evidenzia l’estratto.
  • Olfatto: Il bouquet è ampio, intenso ed eccellente. Domina un profilo da nettare con note di uva passa, prugna secca, liquirizia, mallo di noce, caffè tostato e cioccolato fondente.
  • Gusto: Al palato è denso, potente e vellutato, ma mai stucchevole. La dolcezza è maestosamente bilanciata da una ancora presente freschezza e sapidità, accompagnate da un leggero sentore ematico, ferroso, tipico del terroir di Torricella. Il tannino è levigato ma ancora presente. Il vino dimostra un equilibrio incredibile, un “highlander dell’enologia”.

Già nel 2003 la guida Veronelli tesseva le lodi della Solaria, confermandone il successo immediato.

In una sua nota, Veronelli scriveva “Dietro la mia scrivania ho una bottiglia di questo arcano Solaria, senza data ma aperto anni fa. L’accosto al naso di quando in quando. Mi rasserena“.

Nel 2004, il vino aveva ottenuto un riconoscimento cruciale, vincendo il premio Platinum al Merano Wine Festival (MWF), certificandone l’eccellenza critica.

Dopo la morte di Antonio (2003) e la scomparsa della figlia e del marito (2015/2016), dissidi e problemi logistici portarono i vini a scomparire dal mercato. La rinascita è datata 2023: Umberto Ferrari, tornato in possesso dei beni, ritrova il biglietto da visita di Pandolfi. Insieme ritrovano, in cantina, circa 400 bottiglie sparse qua e là.

Il vero miracolo si compie quando la moglie di Umberto ricorda che la sorella parlava di tre vasche di Solaria, mentre Umberto ne ricordava solo due. In cantina, Umberto e Maurizio trovano una bocchetta murata. Con un pappagallo, aprirono il boccaporto e scoprirono la terza vasca, piena del leggendario Solaria Jonica 1959. Il vino venne imbottigliato in formato 50 cl, usando le etichette originali che erano state preparate in precedenza. Il totale è di 953 bottiglie che riportano questa leggenda nei calici.

La Solaria Jonica 1959 non è semplicemente un vino: è la testimonianza liquida dell’audacia e della pazienza. Rappresenta la visione di un uomo, Antonio Ferrari, che ha creduto nel potenziale del Sud, sfidando il tempo, la pioggia e il buon senso commerciale. Assaggiare questo elisir di 66 anni è un’esperienza sensoriale e storica irripetibile. È un onore condividere il sorso di un vino che ha atteso oltre quarant’anni in cemento per il momento giusto, insegnandoci che i capolavori non si fanno con la fretta, ma con un atto di fede assoluta nel tempo. È il “piccolo miracolo sensoriale di emozioni visive, olfattive e gustative” che si ripete ad ogni stappo, rendendo il Solaria Jonica 1959 una vera e propria leggenda enologica.



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