La culla della viticoltura al crocevia tra Asia ed Europa.

La Georgia, situata nel Caucaso al confine tra Asia ed Europa, è una terra di straordinaria rilevanza storica, posizionata un tempo lungo la via della seta. Geograficamente è molto montuosa, caratterizzata dalle catene montuose maggiori e minori. Questa conformazione influenza il vino: le aree occidentali godono di climi più freschi e producono vini dinamici, mentre la regione orientale, più calda, offre vini più strutturati. La tradizione vinicola si intreccia profondamente con la storia spirituale del paese, risalente al IV secolo d.C., quando santa Nino portò il cristianesimo in Georgia, simboleggiato da una croce fatta di tralci di vite.
La storia nelle anfore e il patrimonio UNESCO
La Georgia è universalmente riconosciuta come il luogo di nascita del vino. Presso siti archeologici come Khramis Gora e Al Shuraveli, sono state ritrovate le prime anfore (qvevri) contenenti semi di uva, risalenti a circa 8.000 anni fa. Questa antichissima tradizione della vinificazione in anfore interrate è stata riconosciuta come Patrimonio UNESCO (2013).
Già nel IV secolo a.C. sono state ritrovate cantine in Georgia, come quella che conteneva più di 20 anfore per una capacità totale di circa 7.000 litri. Sebbene oggi si pensi che l’interramento delle anfore servisse primariamente per il controllo della temperatura, in antichità era un modo per nascondere il vino, considerato la sostanza più preziosa, che si era soliti bere anche prima delle battaglie. Inizialmente, le anfore erano usate solo per la fermentazione; in tempi successivi, in alcuni casi, furono impiegate anche solo per l’affinamento.
Terroir, varietà autoctone e il metodo Qvevri
Le principali aree vinicole georgiane sono Kakheti (che ospita l’80% dei vitigni autoctoni, dei più di 500 iscritti in Georgia), Imereti e Kartli, che insieme vantano 18 tipi e 45 sottotipi di suoli.
Le principali varietà sono:
- rkatsiteli (bianco): noto per avere lo stelo rosso.
- mtsvane (bianco): il cui nome significa “verde”.
- saperavi (rosso): un vitigno tintore (a polpa colorata) con un potenziale di invecchiamento che può superare i 50 anni.
Il Qvevri (o Kvevri) – Patrimonio UNESCO dal 2013 – è il cuore della vinificazione tradizionale. Queste anfore in argilla, possono contenere sino a 1.000 litri di vino. La loro produzione è un’arte artigianale tramandata di generazione in generazione, realizzata sovrapponendo, modellando e asciugando pezzi di argilla prima della cottura finale.
Gli orange wine georgiani sono vini ambrati da uve bianche ottenuti attraverso un lungo contatto con le bucce. Per essere definito “vino in qvevri”, almeno la fermentazione deve avvenire in anfora. Dopo la fermentazione, i semi, i raspi e i sedimenti creano una stratificazione naturale, agendo come una filtrazione spontanea: il vino superiore risulta più alcolico ed elegante, il centrale equilibrato, mentre il vino inferiore non viene commercializzato, ma utilizzato come vino da casa. Per ottenere un vino limpido, sono necessari numerosi travasi.
Un interessante capitolo storico si lega alla zona di Bolnisi, dove nel 1800 si insediarono coloni tedeschi, fondando Katarinafeld (poi Bolnisi). Questa comunità introdusse la botte, sviluppando una nuova tradizione vinicola, adottando i metodi di vinificazione europei in territorio georgiano.
La degustazione: dal vino ambrato ai rossi di Kartli

La masterclass ha esplorato diverse espressioni, mostrando la versatilità dei vitigni autoctoni e delle tecniche di vinificazione, dal Qvevri ai c.d. “metodi classici europei” (che non vuol dire bollicine metodo classico, ma fa riferimento all’affinamento in acciaio):

Marbano mtsvane 2022, Kakheti (Prodotto da Marbano Winery): Vino bianco macerato, ottenuto con metodo tradizionale kakhetiano. Dopo una macerazione sulle bucce di circa 6 mesi e fermentazione spontanea in qvevri, prosegue l’affinamento in anfora. Colore ambrato/aranciato, limpido ma poco intenso. Olfatto intenso, speziato, balsamico ed empireumatico (miele). Le note dominanti sono di pera matura e pesca. Al gusto è moderatamente tannico, amaricante ed erbaceo, con moderata freschezza, tipica dei vini ricchi in composti fenolici.

Kisi e rkatsiteli, 2024, Kakheti: Cuvée con lungo contatto sulle bucce, si presenta con un colore ambrato intenso, tendente all’aranciato. Sviluppa note di albicocca, dattero e sentori balsamici. Più tannico rispetto al mtsvane, con un finale sapido dato dalla consistenza delle bucce di rkatsiteli.

Kikhvi 2024, Karalashvili, Kakheti (Prodotto da Vineria Karalashvili): La cantina Karalashvili 1396 vanta un’eredità storica di sette generazioni. Questo vino è vinificato solo con le bucce, senza raspo. Al naso spiccano note di bosso, selvatico, erbaceo e balsamico. Al palato è secco, caldo, morbido, fresco, moderatamente tannico e sapido.

Kardanakhi, 2021, Kakheti: Blend di 3 uvaggi: mtsvane, rkatsiteli e khikhivi. Il bouquet è evoluto con caramello, datteri, carruba, miele e cera d’api. Al palato è secco, caldo, morbido, fresco, tannico e sapido, mostrando grande struttura e complessità data dall’assemblaggio.

Barale, saperavi 2022 (Prodotto da Barale Winery): Esempio di sperimentazione moderna: vino rosso prodotto con metodo classico europeo (che qui significa con affinamento in acciaio), con una breve macerazione di due settimane. Colore rubino intenso e aromi di frutta rossa, vivaci. Fresco, caldo, morbido, secco, tannico, sapido, in uno stile unico per il vitigno.

Mukhrani, shavkapito 2020, Kartli (Prodotto da Château Mukhrani): Prodotto con metodo classico europeo, e successivo passaggio in legno, dalla storica Château Mukhrani (fondata nel 1876). Questo shavkapito riflette l’approccio “filofrancese” della tenuta, offrendo finezza ed eleganza date dall’affinamento in botte.

Mosavali saperavi 2019, Kartli (Prodotto da Mosavali Cellar): Commercializzato come Villa Mosavali Saperavi Qvevri. Ha subito sette mesi di macerazione e quattro anni di invecchiamento in qvevri. Colore rosso ciliegia scuro. Al naso è complesso, con sentori di prugna nera, mora, ribes nero, ciliegia nera, pepe, cedro, cannella e vaniglia. Vino equilibrato e strutturato, con tannini morbidi, dotato di enorme persistenza e potenziale di invecchiamento anche oltre il 2030.

Marbano saperavi riserve 2021, Bolnisi (Kakheti, Prodotto da Marbano Winery): Riserva prodotta da vitigni a piede franco. La macerazione è stata di 40 giorni con il mantenimento del 30% dei raspi, al fine di estrarre maggiore complessità. Dopo la macerazione, l’affinamento è proseguito con due anni di invecchiamento in anfora.

Bolnisi old winery, asuretuli shala, 2023, Bolnisi (Prodotto da Bolnisi Old Winery): Prodotto in una regione con influenza tedesca. Questo vino da vitigno asuretuli shala è affinato in legno (stile classico). È caratterizzato da una fresca acidità e sapidità, con un profilo di frutta rossa acida (amarena) e sentori floreali come la lavanda.
Possiamo concludere rilevando che il viaggio enologico in Georgia non è stato solo una degustazione, ma un’immersione nella storia del vino. Il metodo in qvevri, riconosciuto dall’UNESCO, funge da ponte con una tradizione ancestrale e definisce i vini ambrati (come il Marbano mtsvane) con la loro straordinaria ricchezza tannica e fenolica. Accanto a questa eredità, la Georgia dimostra un vibrante dinamismo contemporaneo attraverso le sperimentazioni con metodi classici europei (in acciaio) e gli affinamenti in legno (come il Mukhrani shavkapito). La ricchezza dei vitigni autoctoni – dal potente saperavi al profondo rkatsiteli – unita alla diversità del terroir, conferma la Georgia come la vera e inesauribile culla della viticoltura e una terra in continua evoluzione.


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