
Le pietre raccontano storie che l’uva ascolta in silenzio. Il suolo non è mai solo un supporto inerte, ma una matrice viva che imprime carattere e destino a ciò che nutre. Esiste un legame indissolubile tra la fatica della radice che penetra la roccia e l’eleganza del frutto che ne scaturisce. I Colli Euganei, con la loro origine vulcanica e calcarea, offrono uno scenario quasi drammatico dove la vite deve lottare per affermarsi. Questa lotta genera bellezza. Il vino che nasce qui non cerca la compiacenza facile, ma rivendica l’identità del sottosuolo, portando nel calice la memoria di sentieri impervi e scoscesi.
Il taglio bordolese trova in Veneto una seconda casa, spesso capace di sorprendere per longevità e struttura. L’annata 2018 si distingue per un equilibrio climatico che ha permesso una maturazione fenolica completa, essenziale per varietà vigorose. La vinificazione segue la tradizione ma con precisione moderna: fermentazioni controllate per preservare il corredo aromatico primario e un affinamento sapiente, volto a smussare gli spigoli senza cancellare la potenza. Il nome stesso del vino evoca la “scaja”, la scaglia di roccia calcarea tipica dei sentieri di Baone, suggerendo una mineralità che non è solo chimica, ma tattile.
Il protagonista è La Scajara 2018 della cantina Ca’ Salarola.
Ca’ Salarola è un piccolo presidio di memoria incastonato nel versante meridionale dei Colli Euganei. La cantina sorge a Baone, in una località specifica chiamata “Salarola”, una zona che per conformazione geologica e microclima rappresenta un vero e proprio cru naturale. Qui, l’anfiteatro collinare protegge le vigne dai venti freddi, mentre il suolo, ricco di scaglie calcaree e sedimenti vulcanici, impone alle piante quella sofferenza necessaria a generare qualità.
La Scajara, rosso Veneto IGT, è un assemblaggio magistrale di Merlot, Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc. Il colore è un rosso rubino profondo, quasi impenetrabile, che anticipa una densità importante. Al naso, il bouquet è complesso: more e prugne mature dialogano con note speziate di pepe nero e una sottile vena balsamica. In bocca, il sorso è caldo e avvolgente, con una gradazione che tocca i 14,5 gradi, sostenuta da una trama tannica fitta ma levigata. È un vino “generoso”, rotondo, che riempie il palato con una persistenza che richiama la confettura di frutti di bosco e un finale leggermente ammandorlato.
Degustare La Scajara significa accettare un invito alla lentezza. Non è un vino da bere distrattamente, ma un compagno che richiede attenzione e rispetto, capace di elevare piatti di carne strutturati come arrosti, selvaggina o formaggi stagionati. La sua essenza risiede nella capacità di trasformare la durezza della roccia in una morbidezza liquida, dimostrando che anche dai terreni più difficili può nascere un’armonia perfetta. La natura, quando ascoltata, restituisce sempre più di quanto prende.


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