Conte Collalto – Ottaviano Brut Nature Sui Lieviti – 2021

C’è una nobiltà nel vino che non si può comprare con i budget del marketing né inventare con lo storytelling, ma che si forgia solo attraverso secoli di presidio ininterrotto della terra. Mentre il mondo beve spesso Prosecco come fosse una bevanda pop senza memoria, a Susegana esiste una famiglia che coltiva la vite da quando, nell’anno 958, il Re Berengario affidò loro queste colline. La cantina Conte Collalto non produce semplicemente vino, ma custodisce un archivio storico liquido. Con l’Ottaviano 2021, dedicato al “conte agricoltore” Ottaviano Antonio che già secoli fa intuì il potenziale di queste terre, l’azienda compie un gesto di suprema eleganza: spoglia il Prosecco del suo abito da sera luccicante e zuccherino per restituirci la sua anima nuda, quella del “Sui Lieviti”, la tipologia che oggi l’aristocrazia del vino riconosce come la più autentica espressione del terroir.

Il palcoscenico di questa vendemmia 2021 sono le colline di Colfosco, un cru particolare dove il suolo non concede sconti. Come recita la scheda tecnica, siamo su un terreno “tendenzialmente argilloso”. L’argilla è una madre severa: trattiene l’acqua, ma dona ai vini una struttura fisica imponente e una potenza che i suoli sabbiosi di fondovalle si sognano. Qui, la Glera non è sola: come in un antico campo promiscuo, viene vinificata insieme a un saldo di varietà autoctone storiche come il Verdiso e la Bianchetta. Questa scelta non è folclore, ma agronomia di precisione: il Verdiso porta in dote una sferzata di acidità citrina, mentre la Bianchetta regala quella nota speziata e floreale che rende il bouquet tridimensionale. L’alcolicità del 12,0% conferma che ci troviamo di fronte a un vino di corpo, figlio di una maturazione fenolica completa raggiunta in un’annata, la 2021, giudicata eccellente per equilibrio climatico.

La vera rivoluzione di questo Ottaviano risiede però in quei due dati analitici che si leggono in basso a destra: R.Z. 0 g/L e “Brut Nature”. Siamo di fronte all’assenza totale di zucchero, una scelta stilistica radicale per la denominazione. Il vino, dopo la rifermentazione in bottiglia, non viene sboccato ma rimane “Sui Lieviti”, riposando sui propri sedimenti nobili. Questo contatto prolungato arricchisce il sorso di mannoproteine, donando una cremosità tattile che compensa perfettamente la secchezza assoluta. Nel calice non troverete la dolcezza ruffiana della frutta sciroppata, ma la crosta di pane fragrante, la pietra focaia e una nota salmastra quasi iodata che ricorda il mare antico che un tempo copriva queste colline. L’acidità di 5 g/l funge da colonna vertebrale, rendendo la beva verticale e scattante, perfetta per pulire il palato dai grassi nobili di salumi stagionati o formaggi di malga.

Conte Collalto ci dimostra che la vera aristocrazia non ha bisogno di trucco. L’Ottaviano è un vino che non cerca di piacervi a tutti i costi, ma chiede di essere ascoltato. È il punto di incontro tra la storia millenaria di una dinastia e la tendenza contemporanea verso vini più sani e integri. Bere questa bottiglia significa capire che il lusso vero non è l’eccesso, ma la sottrazione: togliere lo zucchero per lasciare parlare solo la terra, l’argilla e la mano dell’uomo che l’ha custodita per mille anni.



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