Romolo Follador – Oltre6cento – 2023

Esiste una Valdobbiadene silenziosa che non finisce mai sulle prime pagine dei giornali finanziari, una Valdobbiadene fatta di mani nodose, di pendenze spezza-schiena e di una devozione quasi religiosa verso la “riva”. In questo arcipelago di micro-produttori, la cantina Romolo Follador rappresenta una delle voci più autentiche e intransigenti, custode di una tradizione “vignaiola” che precede le mode e sopravvive ai mercati. Con l’Oltre6cento, l’azienda non si limita a imbottigliare un Prosecco, ma sigilla in vetro un pezzo di geografia fisica precisa, rifiutando qualsiasi compromesso chimico o stilistico per lasciar parlare solo la pietra. Siamo di fronte alla tipologia “Sui Lieviti”, la più arcaica e sincera, quella che i vecchi contadini bevevano a merenda e che oggi rappresenta l’avanguardia del gusto per chi cerca vini non omologati.

Il cuore pulsante di questo vino è il vigneto “Cal del Merlo”, un toponimo che evoca pendenze e fatiche, situato a 300 metri sul livello del mare. L’altitudine qui non è un dettaglio: garantisce quelle escursioni termiche notturne che preservano l’acidità malica e i profumi primari anche nelle estati più torride. Ma è il suolo a dettare la legge del carattere: la vigna affonda le radici in un mix brutale di arenaria e conglomerato calcareo. Questa matrice geologica è fondamentale perché, a differenza delle argille che danno potenza, le arenarie e i conglomerati conferiscono al vino una finezza salina e una verticalità nervosa. L’annata 2023, caratterizzata da un’alternanza schizofrenica tra siccità iniziale e piogge intense estive, ha richiesto un lavoro di selezione maniacale in vigna per portare in cantina uve sane. Il risultato è un vino dall’alcolicità contenuta all’11,0%, figlio di una maturazione che ha privilegiato la freschezza e la beva rispetto alla concentrazione zuccherina.

La scheda tecnica è un manifesto di purezza radicale: “Brut Nature” e residuo zuccherino (R.Z.) pari a 0 g/L. In un mondo dove il Prosecco viene spesso “truccato” con dosaggi zuccherini per ammorbidire gli spigoli, Romolo Follador sceglie la nudità assoluta. Il vino, rifermentato in bottiglia e mai sboccato, si presenta con la sua naturale velatura, custode dei lieviti che continuano a lavorare nel buio del vetro. Al naso, dimenticate la banalità della mela verde da supermercato: qui emergono la crosta di pane, il cedro, il fiore di campo essiccato e una nota pietrosa, quasi gessosa, che ricorda il conglomerato su cui è nata la vite. In bocca l’acidità di 5 g/L agisce come una lama, ma è bilanciata dalla “ciccia” dei lieviti in sospensione che donano volume e cremosità. È un sorso asciutto, dissetante, che pulisce il palato con una precisione chirurgica.

Oltre6cento 2023 non è un vino per chi cerca conferme facili, ma per chi ama le domande. Ci interroga sul vero sapore della Glera quando viene spogliata di tutto il superfluo. Romolo Follador ci dimostra che la vera eleganza non sta nella limpidezza artificiale, ma nella capacità di raccontare un’annata difficile e un vigneto ripido senza filtri. Bere questa bottiglia significa accettare che la terra ha un sapore, e quel sapore non è dolce: è vivo, salato e indimenticabile.



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