Una Degustazione indovinata – il Bellevue Reserve Pinotage 2021

Quando scrivo di vino, per il taglio che ho deciso di dare al mio lavoro, è raro che esprima opinioni o emozioni personali. Questa volta, tuttavia, mi trovo a fare un’eccezione. Per registrare una puntata del Podcast Divano DiVino, ho avuto come ospite gradito “l’Indovino” de lindovino.it. Per chi, come me, è nuovo in questo mondo, si tratta di un riferimento, di qualcuno che ha iniziato a scrivere di vini, prima che diventasse una “moda”. Qualcuno che non ha mai avuto timore ad esprimere i sui giudizi che, per scelta (sia chiaro), non sono mai tecnici, ma dettati dalla esperienza emozionale, dall’emozione che il vino degustato è in grado di trasmettergli.

Come tributo, allora, anche io, per questa volta, ho deciso di scrivere delle emozioni che ho avuto dall’opportunità di degustare, con lui, un buonissimo Bellevue Reserve Pinotage 2021, che rappresenta pienamente lo spirito dei vini del Sud Africa, la loro storia, ed il proprio terroir.

Proprio dal terroir vorrei partire, pensando ad un luogo dove il granito non è solo pietra ma una memoria geologica capace di imprimere nel vino un carattere indelebile, un luogo che risponde al nome di Stellenbosch. Qui tra le colline del distretto di Bottelary soffia un vento che racconta storie di scommesse audaci e di viticoltori che hanno saputo guardare oltre l’orizzonte del convenzionale per abbracciare l’incerto. Non si può comprendere la profondità di questo grande rosso sudafricano senza aver prima respirato l’aria di queste vigne ad alberello che sfidano il sole africano aggrappandosi a pendii orientali ricchi di scisti e argilla. Una realtà che, il mio ospite ha visto con i suo occhi e sentito sulla sua pelle.

La narrazione enologica contemporanea spesso dimentica le origini ma è proprio in questo anfiteatro naturale che negli anni Cinquanta si è consumata la genesi commerciale del Pinotage trasformando un incrocio da laboratorio in un simbolo identitario nazionale. Parlare di questa zona significa evocare una viticoltura di resistenza dove la scarsa resa per ettaro non è un difetto economico ma la conditio sine qua non per raggiungere vette di concentrazione aromatica altrimenti inaccessibili. Il terroir di Bottelary offre condizioni pedoclimatiche uniche che permettono una maturazione lenta e graduale essenziale per domare la rusticità intrinseca della varietà e sublimarla in eleganza pura.

La genesi tecnica di questo vino è una lezione di precisione agronomica e pazienza in cantina che inizia con la selezione rigorosa di uve provenienti da parcelle piantate prevalentemente nel 1996. La gestione della vigna segue i ritmi della natura con viti coltivate a cespuglio che proteggono i grappoli dall’irraggiamento diretto preservando freschezza e acidità. La vinificazione del Bellevue Reserve Pinotage 2021 si distingue per un approccio che mira all’estrazione ottimale senza mai scivolare nella sovramaturazione attraverso una macerazione a freddo di quattro giorni pre-fermentativa. Il mosto fermenta in vasche d’acciaio con tre rimontaggi aerati quotidiani per garantire che colore e tannini vengano ceduti delicatamente dalla buccia al liquido.

Il vero segreto della sua complessità risiede tuttavia nella fase successiva che vede il vino svolgere la fermentazione malolattica spontanea direttamente in legno. L’affinamento è imponente e si protrae per ben 22 mesi in barrique di rovere francese da 300 litri metà nuove e metà di secondo passaggio conferendo al prodotto finale una struttura granitica ma levigata. I dati analitici confermano la potenza di questa etichetta con un grado alcolico di 14,5% e un residuo zuccherino quasi impercettibile che ne esalta la verticalità e la pulizia.

L’incontro con il Bellevue Reserve Pinotage 2021 è stato un’esperienza sensoriale tale da spazzare via (qualora vi fosse) qualsivoglia pregiudizio residuo su questo vitigno spesso incompreso e sottovalutato. Il calice si tinge di un rubino impenetrabile che anticipa un naso davvero ricco, dove la violetta, l’agrume candito e il legno di cedro danzano su un fondo di lampone quasi agrodolce e di ciliegia al maraschino. A farla da padrone, però, sono i terziari, che ci travolgono con una rara complessità che spazia dal cuoio alla carruba, al cacao amaro. Non si tratta assolutamente di un profumo banale ma di un bouquet in evoluzione che svela lentamente note sapide, selvagge e tendenti quasi all’umami, capaci di aggiungere anche una dimensione carnosa e tridimensionale all’assaggio.

Al palato il vino entra con autorità dispiegando una trama tannica fitta e granulosa che sostiene un corpo muscolare ma perfettamente bilanciato dalla freschezza bilanciata dalla sapidità tipica dei suoli granitici. Il finale è interminabile e lascia una scia di spezie nobili e frutta scura, che invita alla meditazione o all’abbinamento con piatti di grande struttura come selvaggina a lunga cottura o formaggi stagionati dal profilo aromatico intenso. È un vino che, certamente, non cerca di piacere a tutti ma che pretende rispetto e attenzione imponendosi come benchmark assoluto per la tipologia.

La grandezza di questa etichetta non è casuale ma è il manifesto diretto della storia della Bellevue Estate e della famiglia Morkel che la custodisce dal 1861. Fu proprio qui che PK Morkel nel 1953 ebbe l’intuizione visionaria di piantare uno dei primi vigneti commerciali di Pinotage scommettendo su quel “brutto anatroccolo” che nessuno voleva. La leggenda divenne realtà nel 1959 quando il vino prodotto da quelle vigne vinse il trofeo come miglior vino giovane al Cape Wine Show e divenne il primo Pinotage al mondo ad essere imbottigliato commercialmente con la storica etichetta Lanzerac.

Aver bevuto, oggi, il Bellevue Reserve Pinotage 2021 ci ha fatto entrare in contatto diretto con questa eredità pionieristica sentendo nel bicchiere, accanto alla complessità del bouquet ed alla persistenza dei gusti, l’eco di quella decisione coraggiosa che ha cambiato per sempre il volto del vino sudafricano. Non abbiamo trovato, nel calice, un semplice prodotto commerciale ma a un pezzo di storia, di identità nazionale liquida che ha continuato a evolversi dimostrando che la tradizione vera è quella che sa rinnovarsi senza mai tradire le proprie radici profonde.



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