Andiamo avanti, anche oggi, nel nostro percorso tra i vitigni autoctoni della Calabria. Il Magliocco Dolce vanta origini antiche, con riferimenti storici che risalgono alla fine del XVI secolo. Il suo nome, dal greco “tenerissimo nodo”, suggerisce una connessione con la forma compatta del grappolo. Alla fine del XIX secolo ha raggiunto la massima diffusione nelle province di Cosenza e Catanzaro. Dopo un periodo di declino, sta oggi riscoprendo una nuova vitalità, pur essendo spesso presente in uvaggi con altre varietà locali, ma anche coltivato in purezza nel Cosentino.

È una varietà molto rigogliosa con maturazione tardiva, tra la prima e la seconda decade di ottobre. Il grappolo, a maturità, è tozzo e abbastanza compatto, di dimensioni medie o medio-piccole e piuttosto lungo, di forma conica. Il peduncolo è corto o molto corto, di colore verde. L’acino è di dimensione media ed ellissoidale. La buccia è molto spessa, ben pruinosa e di colore blu-nero. La polpa ha scarsa consistenza, ma assume un sapore gradevole a piena maturazione. Il Magliocco Dolce si adatta a forme di allevamento poco espanse, come l’alberello. Mostra una buona adattabilità ai climi siccitosi e caldi ed è considerato un vitigno rustico, senza particolari sensibilità alle avversità. Il vino ottenuto dal Magliocco Dolce presenta una buona gradazione alcolica, è armonico e morbido, con profumi di frutta rossa matura e note speziate. L’elevato tenore di polifenoli contribuisce alla sua idoneità per un medio invecchiamento.
Ci sentiamo domani per un altro Momento diVino.


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