Esiste una viticoltura in Veneto che non guarda alle vette dolomitiche, ma sente il calore di una terra che ribolle sotto i piedi, un arcipelago di antiche isole emerse che oggi chiamiamo Colli Euganei. Qui, tra le nebbie termali di Montegrotto, il vino non è solo chimica agraria, ma un dialogo costante con i cicli della natura e del cosmo. La cantina Giacomo Salmaso, fondata nel lontano 1935 e oggi guidata da Diego Salmaso, rappresenta la memoria storica di questo territorio, una realtà che con i suoi 50 ettari funge da custode di un’identità precisa. Il vino Ultimo Quarto non è un semplice frizzante, ma un manifesto astronomico e contadino insieme: il nome evoca l’antica sapienza rurale di imbottigliare durante la fase di luna calante, l’ultimo quarto appunto, un momento magico in cui secondo la tradizione il vino trova il suo assetto migliore per affrontare la rifermentazione.

Il protagonista assoluto di questa etichetta è la Serprina, vinificata in purezza al 100%. Per chi non mastica l’ampelografia locale, è doveroso ricordare che la Serprina è il biotipo euganeo della Glera, una variante che su questi suoli di trachite e riolite vulcanica assume un carattere completamente diverso dalla cugina trevigiana: meno floreale e più salina, meno sbarazzina e più strutturata. Le uve, vendemmiate a settembre nell’annata 2024, provengono dai vigneti di via Granze, nel cuore di Montegrotto Terme, dove la conduzione convenzionale è gestita con la saggezza di chi conosce ogni singola zolla. La vinificazione segue un protocollo essenziale che punta alla verità del frutto: primo passaggio in acciaio per preservare gli aromi primari e poi, come recita la scheda tecnica, “acciaio e poi bottiglia”. Questa dicitura asciutta nasconde la magia della rifermentazione in bottiglia, il metodo che trasforma il vino fermo in un frizzante vivo e in continua evoluzione.
L’annata 2024, fresca e dinamica, si traduce in una gradazione alcolica contenuta tra l’11% e l’11,5%, rendendo questo vino un compagno di beva pericolosamente agile. Nel calice, l’Ultimo Quarto si presenta come l’archetipo del vino di territorio: schietto, diretto e senza filtri. Al naso è un’esplosione di agrumi, mela limoncella e quella inconfondibile nota sulfurea e minerale che solo i suoli vulcanici sanno regalare. In bocca la bollicina non aggredisce ma solletica, veicolando una sapidità tagliente che pulisce il palato e chiama immediatamente il secondo sorso. Non è un vino che cerca di compiacere con dolcezze artificiali, ma punta tutto sulla verticalità e sulla freschezza.
Diego Salmaso, enologo e proprietario, con questo vino ci ricorda che i Colli Euganei non sono la periferia del mondo del vino, ma un centro gravitazionale autonomo con una dignità aristocratica. Bere l’Ultimo Quarto significa sintonizzarsi con i ritmi della luna e accettare che il vino, quello vero, è materia viva che muta nel tempo. È la dimostrazione che la Serprina non ha bisogno di trucco per brillare: le basta il vulcano sotto le radici e la luna sopra i tralci.


Lascia un commento